(The
Penguin Press, 2008, ISBN
978-1-59420-172-1).
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di Marco Scialdone
Lawrence
Lessig insegna diritto presso la Stanford Law School ed è il fondatore dello
Stanford Center for Internet and Society.
Il volume qui recensito trae ispirazione dalla guerra dichiarata dall’industria dell’Entertainment alla pirateria in rete.
Una
guerra che, secondo lo studioso americano, andrebbe fermata, non già perchè il copyright non sia importante, ma perchè i costi sopportati
nella battaglia si sono rivelati troppo elevati dal punto di vista sociale ed
economico. A ciò aggiungasi che nessun risultato concreto è stato raggiunto, se
non quello di criminalizzare un’intera generazione, condannata all’illegalità
da una legislazione proibizionista
Scrive Lessig:
«It is time we stop wasting the resources of our federal courts, our police, and our universities to punish behaviours that we need not to punish […] It is time we call a truce, and figure a better way. And a better way means redifining the system of law we call copyright so that ordinary, normal behaviour is not called criminal».
“Remix” è suddiviso in tre parti: Cultures, Economies, Enabling the future.
In
“Cultures”, lo studioso americano analizza due differenti tipologie di cultura:
una di mera fruizione (Read-Only culture, RO culture) e una di rielaborazione dei contenuti creativi (Read-Write
culture, RW culture).
Entrambe
sono importanti, entrambe hanno un valore.
Se
il primo passo dell’apprendimento è l’ascolto, allora la RO Culture, sostiene Lessig, è essenziale per questa prima
fase («The first step of learning is listening. RO culture is essential to that
first step»).
Tuttavia
il vero obiettivo cui tendere è rappresentato dallo sviluppo di uno spirito
critico rispetto a quanto trasmesso: in questo senso, avere la possibilità di
interagire con la produzione culturale, di manipolarla, di riutilizzarla in
contesti differenti si rivela indispensabile.
L’avvento
di Internet ha consentito ad entrambe le culture di espandersi e prosperare, ma
solo una, la RW Culture, ha
dovuto pagare il prezzo di un’offensiva legale senza precedenti.
Lessig
sostiene che ciò rappresenti non solo un’indiretta censura rispetto a nuove
forme di linguaggio abilitate dalle tecnologie informatiche, ma un enorme danno
per gli artisti e per i produttori di contenuti giacchè ogni attività di remix, lungi dal rappresentare una minaccia economica
per le opere remixate, costituisce uno straordinario strumento didattico
attraverso il quale l’autore del remix impara ad apprezzare l’altrui sforzo creativo e al contempo produce
valore aggiunto rispetto al contenuto originario.
In “Economies”, Lessig descrive due differenti modelli economici, uno basato sul profitto (commercial economy) e uno sulla condivisione (sharing economy).
Come
per le tipologie di cultura descritte nella prima parte, anche queste economie,
sostiene Lessig, hanno ricevuto da Internet nuova linfa vitale.
Netflix, Amazon, Google sono tre
storie di successo che raccontano come il commercio su Internet possa
funzionare meglio di quanto sia in grado di fare nel mondo reale.
Tuttavia,
afferma lo studioso americano, non tutto il valore prodotto in Rete proviene da
attività commerciali: al contrario, una buona parte di esso non ha nulla a che
fare con il commercio.
Il
caso esemplare è quello di Wikipedia, la più grande enciclopedia che la storia dell’umanità abbia mai
conosciuto, costruita grazie all’apporto spontaneo di migliaia di volontari i
quali condividono il loro sapere non per finalità lucrative ma per amore di una
“comunità” nei cui valori si riconoscono.
Più
in generale, sostiene Lessig, tutte le categorie di “sharing economy” sono
caratterizzate dal fatto che l’assenza di retribuzione è la condicio sine
qua non perchè le persone vi
prendano parte («All the category of
“sharing economy” requires is that the terms upon which people
partecipate in the economy are terms not centered on cash»).
Lessig
ritiene, che accanto a queste due economie, ce ne sia una terza in continua
crescita, un forma ibrida in grado di aggiungere valore a ciascuna di esse.
Questa
terza via dominerà l’architettura dell’e-commerce («This third – the hybrid –
will dominate the architecture for commerce on the Web») e finirà, altresì, per
cambiare radicalmente il modo in cui i modelli economici fondati sulla
condivisione hanno funzionato finora.
Il
modello ibrido può essere costituito tanto da una realtà commerciale che cerca
di trarre un valore aggiunto da ipotesi di sharing economies, quanto da una realtà non profit che si appoggia
ad una realtà commerciale per supportare le finalità di condivisione.
Alcuni
esempi di successo di economia ibrida sono rappresentati da Flickr, YouTube, Slahsdot, Last. FM.
Nella terza e ultima parte “Enabling The Future”, lo studioso americano si sofferma sull’analisi della regolamentazione giuridica che dovrebbe essere implementata al fine di cogliere in pieno le opportunità offerte da Internet. Occorrono regole che consentano alla RW Culture di esprimere le sue potenzialità e, al contempo, ai nuovi modelli economici di produrre ricchezza e innovazione.
Occorre,
altresì - sostiene Lessig - liberare la creatività amatoriale dalle limitazioni
imposte dal copyright e
procedere ad una semplificazione complessiva del sistema della tutela
autoriale.
Tuttavia,
la legge è solo una parte del problema.
La
parte principale siamo noi e il nostro modo di approcciarci alla cultura del
XXI secolo.
Per
cambiare la Società, conclude Lessig, occorre cambiare le persone che ne fanno
parte, perchè, come sosteneva Carter, «gli uomini non possono essere resi
migliori dal comando di una legge». [Marco Scialdone]
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