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Alternativa, Viterbo, 2009, pp. 370, ISBN 978-88-6222-068-2)
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di Giovanni Ziccardi
Il
Volume qui recensito, nonostante non coinvolga direttamente l’informatica
giuridica in senso stretto, rientra in quel «filone» di lavori già apparsi
sulla Net Jus Book Review
volti a descrivere gli aspetti politici, informatici e giudiziari dell’affaire Telecom (si vedano anche i libri Spie di Boatti e Tavaroli, Ombre Asimmetriche di Ghioni e Preatoni e Il baco del Corriere di Mucchetti), una vicenda che comunque ha avuto
risvolti informatico-giuridici correlati alla computer forensics, ai reati informatici, alla security, alle intercettazioni e al diritto in generale.
Il
sottotitolo del libro è assai significativo: «dossier, investigazioni e assalti
informatici – la sicurezza italiana e le sue deviazioni attraverso un eclatante
scandalo mediatico»; la premessa è di Andrea Monti, difensore di Pompili nella
vicenda.
Scrive
Monti (pp. 5 – 6):
«Con gli occhi di un “signor
nessuno” […] questo libro racconta in modo semplice e coinvolgente una parte
fondamentale della storia delle telecomunicazioni di questo Paese e la nascita
di un “bisinèss” basato sul nulla: quello della sicurezza informatica.
Intendiamoci, non che proteggere i computer sia una cosa semplice o poco
importante, anzi. Ma quello che emerge chiaramente dalle pagine che state per
leggere è che in realtà della sicurezza vera e propria nessuno si preoccupa
veramente.»
Pompili
è un informatico di grande esperienza, che si è sempre occupato di sicurezza,
di sviluppo software ed è autore di uno dei videogiochi più famosi; le pagine
affrontano temi dei più vari e multiformi, dalla nascita del business della sicurezza informatica in Italia sino ai virus e agli attacchi ai sistemi, dalle attività del Tiger
Team in Telecom alle vicende più
strettamente processuali, dall’impatto di questi accadimenti sulla stampa alla
varia umanità che ruota attorno al mondo della security nazionale ed internazionale.
Si
tratta di un libro molto denso, quasi una “memoria storica” – di parte ma
attenta ai minimi dettagli – che ripercorre vicende con l’aiuto non solo della
memoria ma anche di documenti e testimonianze.
L’esordio
illustra la nascita di un Tiger Team (un gruppo di soggetti con il compito di agire all’interno del
sistema per verificare eventuali debolezze nell’utilizzo di informazioni
sensibili) all’interno di Wind nel 2001, in occasione dell’informatizzazione
del G8 a Genova, e ne approfitta per illustrare la situazione della sicurezza
informatica in Italia nel 2001.
Pompili
prosegue poi illustrando le problematiche informatiche correlate all’omicidio
di Marco Biagi e alle complesse analisi tecniche che furono chieste anche a
Wind per cercare di individuare i responsabili.
La
storia si evolve con il passaggio di Pompili, nel 2003, in Telecom e lo
spostamento del concetto di Tiger Team anche all’interno di quella struttura.
Il
secondo capitolo, dedicato all’età dell’oro della security, illustra l’esperienza dei BlackHats italiani, l’attività di Ghioni, Preatoni e altri
soggetti all’interno del sistema e alcune operazioni di security particolarmente emblematiche.
La
terza parte si occupa del Brasile, e delle guerre di spie e di segreti
industriali che si svolsero, a far data dal 2003, in quel Paese per il
controllo del mercato delle telecomunicazioni, anche con riferimento alla Kroll
e ad altri soggetti investigativi che intervennero.
Il
quarto capitolo si occupa invece della questione del Corriere della Sera,
dall’ottobre 2004, e delle attività di spionaggio sui computer di alcuni
giornalisti, sino a spostarsi, nel quinto capitolo, all’anno 2005 e a quel
periodo che viene considerato dall’Autore l’anno peggiore per la sicurezza
Telecom, e al 2006 con la triste vicenda di Adamo Bove, perito suicida, e alle
vicende che sono state generate attorno a uomini e società di quel periodo.
L’ultima
parte è dedicata al carcere e alle vicende giudiziarie che si sono protratte
sino ai giorni nostri.
In
molti passaggi del libro Pompili abbandona il filo degli eventi per alcune
digressioni su argomenti più generali: la definizione di hacker e le sue origini, la nozione e il concetto di
virus e le problematiche tecniche e giuridiche correlate, gli strumenti
utilizzati per le indagini di computer forensics e la loro efficacia, le migliori strategie
investigative e i passi falsi commessi in alcuni passaggi.
Il
libro è davvero molto denso, quasi 400 pagine scritte fitte; si tratta di un
buon mix di vicende note (già
apparse sugli organi di stampa), di racconti e episodi derivanti dalla indubbia
esperienza del narrante e di un tentativo di difesa, anche su carta stampata,
in una vicenda di grandissima complessità.
Le
parti più intriganti sono quelle che narrano il delicato equilibrio tra tutti i
personaggi che sono apparsi, con ruoli più o meno da protagonisti, nella
vicenda.
Lo
stile è asciutto e molto giornalistico, e abbastanza preciso anche nei passaggi
più strettamente giuridici (nonostante l’Autore sia un informatico) [Giovanni
Ziccardi]
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