(Giuffrè, Milano, 2009, pp. 278, ISBN 88-14-14923-2)
L’Opera
qui recensita riunisce Saggi volti a illustrare la legge di recepimento della
Convenzione del Consiglio d’Europa sul cybercrime e a sviluppare un ragionamento a tutto campo
sulle profonde trasformazioni che lo sviluppo informatico va cagionando
all’insieme delle scienze penalistiche, sia dal punto di vista della procedura
penale sia da quello del diritto penale sostanziale; particolare attenzione è
dedicata alle modifiche normative occorse alla L. 547 del 1993 sui computer
crimes, al D.Lgs. 196 del 2003 in
tema di privacy e al D.Lgs. n.
231 del 2001 sulla corporate liability.
Luca
Lupária insegna diritto processuale penale nell’Università degli Studi di
Teramo e Tecnica dell’argomentazione giudiziale nell’Università di Milano.
Il
cuore del libro è l’analisi della necessità o meno di un ammodernamento del
sistema processuale penale al fine di adeguarlo al dirompente fenomeno della
«prova digitale» e di quali misure possano essere approntate per evitare che le
investigazioni ad alto contenuto tecnologico vadano a comprimere in maniera
eccessiva i diritti inviolabili dei cittadini.
La
parte prima, intitolata «innesti e risagomature nella disciplina sostanziale
degli illeciti informatici», si apre con un saggio di Marco Scoletta sul nuovo
regime penale delle falsità informatiche.
Illustrati
i limiti della definizione legale originaria dell’articolo 491-bis del codice penale, l’Autore affronta il tema del
«nuovo» documento informatico, la sua rilevanza giuridica ed efficacia
probatoria (anche con riferimento al sistema della firma elettronica) e la
reale dimensione della riforma normativa, con particolare attenzione al «nuovo»
reato di false dichiarazioni ai certificatori (495-bis c.p.) e di frode informatica dei certificatori
(640-quinquies c.p.).
Il
secondo Capitolo, a firma di Stefano Aterno, si occupa invece delle fattispecie
di danneggiamento informatico, sia nella normativa precedente, sia nella Legge
48 del 2008, soffermandosi sull’aggravante dell’amministratore di sistema e sui
sistemi informatici e telematici di pubblica utilità.
Pierluigi
Perri, nel terzo contributo, affronta lo spinoso argomento della diffusione di
programmi diretti a danneggiare sistemi (i cosiddetti «virus»): si tratta di un
corretto inquadramento informatico-giuridico del fenomeno, focalizzato sulla
riforma avvenuta dell’art. 615-quinquies.
La
parte seconda del Volume («la responsabilità degli enti nel prisma dei computer
crimes») si apre con uno studio di Hervè Belluta su cybercrime e responsabilità degli enti: lo studioso, dopo
alcune riflessioni preliminari, affronta l’analisi dell’articolo 24-bis del decreto legislativo 231/2001 e il problema
del processo penale de societate
(con riferimento sia alla aterritorialità dei reati informatici sia alla
competenza del giudice e attribuzioni del pubblico ministero). Il contributo si
conclude con l’esposizione delle garanzie per l’ente-imputato in fase di
indagini informatiche e le linee di sistema per una corretta policy informatica aziendale.
La
parte terza, dedicata alle investigazioni informatiche tra incisività di azione
e salvaguardia del quadro probatorio, si apre con un articolo di Fabio Cassibba
in tema di ampliamento delle attribuzioni del pubblico ministero distrettuale.
Lo
studioso affronta i temi della «riforma in due tempi», dell’efficienza
investigativa, delle eterogenee attribuzioni della procura distrettuale e della
connessione fra procedimenti e individuazione del giudice.
Elisa
Lorenzetto, nel contributo successivo, affronta il tema delle attività urgenti
di investigazione informatica e telematica, con particolare attenzione a
soggetti e oggetti, presupposti e limiti, tutela della genuinità del dato, del
controllo e della parità delle parti.
Il
settimo Capitolo, a cura di chi scrive, si occupa dell’ingresso della scienza
della computer forensics nel
sistema processuale italiano, con alcune considerazioni informatico-giuridiche
e l’analisi di best practices.
La
parte quarta, dedicata ai mezzi di ricerca della prova digitale nell’analisi
degli attori processuali, si apre con un saggio di Gianluca Braghò volto ad
illustrare l’ispezione e la perquisizione di dati, informazioni e programmi
informatici e l’adeguamento dei mezzi di ricerca della prova alle pratiche di digital
forensics.
Andrea
Monti, subito dopo, si occupa della nuova disciplina del sequestro informatico,
analizzando sia l’oggetto del sequestro informatico a fini probatori sia i
destinatari del provvedimento e le interferenze con la disciplina del
trattamento dei dati personali.
La
parte quinta, riguardante la conservazione dei dati digitali e la tutela della privacy, si apre con un contributo di Federico Cerqua sul
difficile equilibrio tra la protezione dei dati personali e le indagini
informatiche e sul delicato rapporto tra data protection e data retention. [Giovanni
Ziccardi]
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